Inter-Fiorentina: ci siamo e ci saremo fino all'ultimo (sperando in Thohir)

28.09.2013 11:39
 
Come riassunto chiaramente in un post precedente, credo che nessun tifoso interista, anche il più sfacciatamente ottimista o meglio quello meno pessimista, avrebbe mai potuto aspettarsi di vedere l'Inter sgomitare per un posto di alta classifica dopo un mesepionato che, seppur sia un lasso di tempo brevissimo per poter dare giudizi definitivi, è un perodo sufficiente per potersi esprimere sulle potenzialità della nuova Inter di Mazzarri. Vantare un totale di tredici punti (su quindici in palio), il miglior attacco del torneo e la seconda miglior difesa, dopo aver affrontato due scontri diretti (in casa) contro Juventus e Fiorentina, una trasferta insidiosa come quella di Catania, uscendone con prestazioni gagliarde, concrete e soprattutto confortanti, e raccogliendo alla fine la bellezza di 4 punti su 6 nelle due gare fin'ora più determinanti e attese di questo mese sono la degna risposta da recapitare a chi semplicemente si era lasciato andare oltremodo allo scetticismo (e potevano essere 6 su 6 senza la sbavatura in copertura di Jonathan su Asamoah in occasione del pareggio di Vidal). Chi si aspettava una squadra ancora in fase di rodaggio, ancora insicura sugli uomini su cui puntare o, ancor peggio, nella quale le mancanze del mercato estivo si fossero notate più di quanto non fosse stato lecito attendere, è rimasto deluso.
La gara contro la Fiorentina di Montella mi è sembrata a tratti entusiasmante innanzitutto perchè la rimonta, non del tutto pronosticabile (e raggiungibile) per l'andamento della gara, ci ha regalato tre preziosissimi punti che accrescono autostima, sicurezza e ovviamente ci concedono qualche certezza in più per il futuro. Ma è vero che, oltre ai semplici e razionali calcoli di classifica, questa partita ci ha regalato anche altro per poter giustificare un piccolo sentimento di esaltazione: la sensazione cioè di essere di fronte ad una delle Inter di qualche anno fa, e cioè ad una squadra tosta, compatta, dinamica, che difficilmente si smarrisce nonostante uno svantaggio e che non si lascia troppo condizionare dall'handicap di possedere una minore padronanza tecnica che ci impediva, nel caso specifico, di gestire la gara per tutti i '90 di gioco.
La vittoria sui viola infatti non è stata casuale nè troppo determinata dalla fortuna o dagli episodi a favore: perchè se è vero che la rete del pari siglata da Cambiasso è arrivata dopo un'uscita a vuoto di Neto e la successiva immobilità della difesa a protezione del portiere, la seconda è arrivata grazie alla felice quanto ovvia intuizione di Mazzarri, invocata un pò da tutti i presenti allo stadio e non: scegliere, optare per una maggiore spinta offensiva captando il momento di difficoltà della squadra a produrre giocate pericolose in avanti con un Guarin davvero irritante e un Palcio troppo solo e ben controllato dalla retroguardia toscana; e quello contemporaneo di stanchezza di una Fiorentina stremata dai primi esaltanti '60 di gioco.
Una prestazione che rappresenta tra l'altro il più realistico manifesto di ciò che sarà probabilmente il modo con il quale la squadra affronterà tatticamente gli scontri diretti con le più attrezzate e accreditate rivali: difesa solida, al netto delle sbavature individuali, disciplina tattica, supporto costante di un centrocampo che nella fase di non possesso si stringe fitto a protezione dei tre centrali e, infine, ripartenze rapide in verticale dopo il recupero immediato del pallone. Una sintesi forse fin troppo scarna per descrivere ciò che si è visto govedì sera, ma giusta, e che non toglie nulla ad un gruppo che fin'ora ha mostrato più di tutto corsa e muscoli, personalità, che è saldamente ancorata ad una solidità tattica e ad un'approccio alla gara non spettacolare, magari elementare nei concetti ma coerente con le risorse a disposizione: ad oggi le due novità e, al contempo, le due certezze, sulle quali Mazzarri spera di costruire un percorso collettivo e (anche) personale dignitoso.
Siamo ancora privi della qualità giusta in diversi ruoli e dei relativi sostituti per poter ambire a traguardi più gratificanti, importanti e ovviamente difficili da ottenere se non attraverso un puntellamento della rosa secondo queste necessità.
Ciò che in sostanza i tifosi chiedono a Thohir a garanzia e a tutela di un club blasonato come l'Inter: l'effettivo impegno a garantire quegli investimenti sul mercato atti a migliorare un quadro tecnico ancora incompleto o non sufficientemente all'altezza nello spessore degli interpreti per poter pensare più in grande e più lontano. Direi, in questo senso, ancora un esterno destro, nonostante la riscoperta tecnica e atletica di un Jonathan cha ha saputo riabilitarsi dopo un biennio disastroso; direi ancora un mediano capace di fare da "Cambiasso", ovvero da schermo alla difesa ma senza peccare in dinamismo; e infine una punta da affiancare a Palacio, sostanzialmente più pronta e matura rispetto ai vari Icardi e Belfodil, sui quali sta prevedibilmente pesando il salto dalla provincia ad una big in un momento storico non del tutto favorevole all'affermazione di due talenti che (seppur di prospettiva) pagano ancora qualcosa in personalità ed esperienza.
Credo che la strada intrapresa sia quella giusta, soprattutto nelle scelta di un tecnico che, a mio parere, non è solo capace di riabilitare, resuscitare o ancora, valorizzare il materiale a sua disposizione, ma in grado anche di vincere se posto nelle condizioni di farlo.